MODELLI ECONOMICI A CONFRONTO: IL MODELLO COSTITUZIONALE E IL MODELLO EUROPEO.(3/3)

Parte terza:

Facciamo una breve sintesi dei precedenti articoli attraverso il confronto delle slides che abbiamo visto finora. Da una parte la Costituzione dall’altra i Trattati o le Regole.

Il combinato disposto dei due articoli della Costituzione ci dicono che la Repubblica tutela il cittadino. L’obiettivo della Unione è invece instaurare un mercato interno, la stabilità dei prezzi, la competizione. In altre parole libero mercato, a tutti i costi super competitivo, quindi tutela del profitto. Per essere competitivi sul mercato occorre comprimere i costi, soprattutto i costi sul lavoro.

Seconda slides

Sempre sul combinato disposto dell’Art. 1 e 4 della Costituzione si evince l’obiettivo di valorizzare il cittadino, mettendo l’uomo in condizione di realizzare attraverso il lavoro la sua dignità come cittadino.  A fianco si legge uno stralcio di un documento della Commissione europea: venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, avendo tutti la stessa moneta, i Paesi che vorranno recupere competitività sul versante dei costi dovranno ricorrere al contenimento dei salari. È chiarissimo e lo dicono apertamente: dobbiamo essere competitivi e per esserlo dobbiamo pagare poco il lavoro. E continuano: questa politica presenta dei limiti e negatività, ossia un aumento della disoccupazione e aumento della povertà. Ciò comporta la svalutazione del cittadino, l’esatto contrario dell’obiettivo dei costituenti. Non nascondono i loro obiettivi, lo dicono chiaramente! 

Andando avanti con il confronto troviamo

L’articolo più bello, secondo comma dell’Art.3: è l’impegno che si assume la Repubblica, che è quello di rimuovere gli ostacoli sia economici che sociali al fine di realizzare lo sviluppo della persona, e metterla nella condizione di essere libera di accedere alla vita sociale e politica del Paese. Mentre l’art 119 TFUE afferma come obbiettivo principale la stabilità dei prezzi, una economia di mercato competitivo e concorrente, tre obiettivi volti alla tutela del capitale non dell’uomo. Evidentissimo in questo confronto l’antitesi dei due modelli.

Il prossimo

All’Art. 41 della Costituzione leggiamo: l’iniziativa economica privata è libera, ma essa non può svolgersi in contrasto con l’interesse pubblico, non deve recare danno alla sicurezza, libertà e dignità umana. Lo stato indirizza e controlla l’attività economica. Lo Stato svolge, come il privato, attività economica, è quindi uno Stato interventista, il contrario dello Stato minimo del pensiero liberista. Mentre nell’art 116 TFUE si legge che qualora la Commissione riscontri nelle leggi condizioni che distorcano la concorrenza sul mercato interno, lo Stato ne deve rispondere! Lo stato viene svilito della sua autorità e subordinato alla legge della concorrenza, alla legge del più forte. Il mercato viene prima dello Stato, della democrazia, delle persone.

E ancora

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza dignitosa, non parla certo di “disagio sociale” o di tagli al costo del lavoro. Il lavoratore è un essere umano a cui spettano diritti. Mentre l’art 145 TFUE parla di “forza lavoroadattabile ai mutamenti del mercato al fine di mantenere la stabilità dei prezzi. Il lavoratore è pari ad una merce che deve adattarsi alle condizioni di mercato, a bassi salari, alla precarietà, alla mobilità tutto per la stabilità dei prezzi.

Continuiamo

L’art. 47 è da considerarsi ormai scomparso, la Repubblica è stata privata della capacità di spesa in deficit, per cui era possibile la formazione del risparmio privato. Tantomeno controlla e disciplina il credito, il settore bancario è privato e disciplinato da regolamenti europei. l’Art 47 era comunque teso alla tutela del risparmio.  Mentre in base al Trattato TFUE art 130 nasce la Direttiva europea che istituisce il BAIL-IN, per cui in caso di fallimento bancario a pagare saranno i creditori della stessa banca (i risparmiatori), si verifica quindi una distruzione del risparmio

Per ultimo vediamo

Il nostro Art. 38 assicura al cittadino in caso di inabilità al lavoro, infortunio, vecchiaia, disoccupazione involontaria, i mezzi adeguati alla sua esigenza di vita, quindi e comunque un’esistenza dignitosa. Dal Patto EURO PLUS, che sono dei Regolamenti attuativi dei Trattati, a proposito di pensioni, assistenza sanitaria e prestazioni sociali (spesa sociale) si legge che la Commissione procederà ad una verifica, nel momento che si andrà a presentare la Legge di bilancio. Tale verifica terrà conto, in primis, della spesa sociale affinché essa possa essere considerata “sostenibile” considerando l’alto debito pubblico. Quindi più la spesa sociale è bassa più è probabile che la Legge di bilancio venga approvata dalla Commissione. Qui la dignità umana è merce che si può acquistare solo se si hanno i soldi.

Vogliamo inoltre sottolineare a quale condizioni deve sottostare uno Stato se è obbligato a chiedere il benestare, di una Commissione antidemocratica, e lasciare che essa decida sul livello di “sostenibilità” di pensioni, sanità e spesa sociale in genere. 

Sappiamo che l’obbiettivo dell’Unione europea, soprattutto quella monetaria, è la stabilità di prezzi a tutti i costi. Perché la stabilità dei prezzi è così importante? Perché questo terrore dell’inflazione? A chi nuoce veramente l’inflazione? Oppure possiamo chiedere a chi giova la povertà dei popoli?

La “stabilità dei prezzi”, ci è stata sempre venduta come la tutela delle fasce povere in quanto in presenza di inflazione il reddito ne veniva eroso, è una grande ipocrisia del liberismo/capitalismo per diverse ragioni. 

Primo, in caso di inflazione in tutte le economie sviluppate del mondo i redditi (stipendi, salari e pensioni) vengono adeguati al tasso d’inflazione, per cui nulla cambia per il lavoratore o il pensionato.

Secondo, in caso d’inflazione è il grosso capitalista a soffrirne enormemente perché, veramente, il suo capitale viene eroso, quindi la lotta all’inflazione è la tutela dei grossi capitali

Terzo, affinché ci sia “stabilità dei prezzi” occorre contenere i salari il più possibile, quindi erodere i redditi dei lavoratori, in quanto nella loro ideologia alti salari significa alta inflazione. Inoltre tagliare i salari è necessario, sempre nella loro ideologia, per “essere competitivi”, altro pilastro europeo

Insomma, tutto nell’interesse del grande capitale e a discapito dei lavoratori. Visto l’ideologia liberista?

 

Anna Paola Usai

(Fonte1, fonte2, fonte3)

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