MODELLI ECONOMICI A CONFRONTO: IL MODELLO COSTITUZIONALE E IL MODELLO EUROPEO.(2/3)

Parte seconda:

Riprendendo il discorso del NAIRU di cui abbiamo accennato prima, nella slide è rappresentato il tasso di disoccupazione di equilibrio (!) dell’Italia, secondo la Commissione europea.

Questo tasso, come già detto, viene calcolato per concedere flessibilità di bilancio, se il tasso di disoccupazione è più basso di quello indicato dalla Commissione, siamo costretti a fare politiche di bilancio più restrittive, ossia meno spesa e più tasse, in modo da creare quella disoccupazione necessaria affinché non si crei inflazione!

Già il fatto che sia stato realizzato uno strumento che preveda un tasso di disoccupazione che chiamano “naturale”, per l’Italia il 10% ma varia a seconda della congiuntura, è completamente in contrasto con il dettato dell’Art. 4 che mira alla piena occupazione dove “La repubblica riconosce a tutti il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. 

Ma non basta, il NAIRU ha come base “scientifica” la Curva di Phillips rappresentata qua sotto.

Nel 1958 Phillips prese i dati della disoccupazione e dell’inflazione degli ultimi 25 anni, li mise su un grafico, dimostrando che come scendeva l’occupazione scendeva anche l’inflazione, le due cose erano quindi direttamente collegate. Quindi se si vuole meno inflazione bisogna agire sull’occupazione è la lezione che ne traggono i liberisti.

Ma oggi è ancora valida questa teoria? Abbiamo preso i dati dell’inflazione e della disoccupazione, in Italia, dal 1961 fino al 2018 e abbiamo fatto ciò che fece Fillips: li abbiamo messi su un grafico.

Questo è ciò che è venuto fuori. È incredibile! Vedete la curva?

Perché basiamo le politiche economiche su una curva che oggi non ha nessun riscontro? Perseguiamo da oltre 20 anni politiche economiche che mantengono scientemente le persone disoccupate! 

Vediamo ora della politica monetaria europea

Altro pilastro fondante dell’Unione europea è l’indipendenza della Banca Centrale dalle istituzioni democratiche, ossia dai Governi. Indipendenza della BC in completo contrasto con l’Art. 47 della Costituzione, dove è lo Stato che tutela e indirizza il risparmio, disciplina il credito. 

Sia la BCE che tutte le BC nazionali sono indipendenti, non esiste quindi nessun controllo democratico. I governi e le istituzioni si impegnano a rispettare questo principio…ma se la BCE è indipendente dai governi nazionali possiamo anche dire che i governi sono indipendenti dalla BCE?

Questo lo testimonia la letterina a firma Draghi Trichet del 2011 con cui la BCE imponeva, sotto forma di “consigli”, ad un governo comunque eletto democraticamente, istruzioni di politica economica da applicare in Italia. Lo stesso Mario Draghi che oggi è Capo di Governo, lo stesso Mario draghi che non esitò a mettere un cappio al collo degli italiani. Ma lasciamo a voi lo spunto per meditare.

Testo della letterina

Nell 2011 venne a galla la falla dell’eurozona, i “mercati” scoprirono che gli Stati appartenenti all’eurozona, potevano fallire sul debito (ormai) emesso in euro, perché privi di una BC che lo garantiva. Ma di questa verità non si parlò o se ne parlò solo nei canali non ufficiali. Alle persone venne invece fatto capire che questo (il default sul debito) era responsabilità del governo. Quindi l’Italia, insieme a Grecia, Spagna, Portogallo, si trovava nella condizione di un possibile default, cosa comunque falsa per l’Italia, se i “mercati” non avessero più voluto comprare i nostri Titoli di Stato. Nessun accenno al fatto che questo poteva succedere solo perché avevamo rinunciato alla sovranità monetaria

In quel contesto arrivò la letterina dove si chiedeva apertamente al governo (per “essere credibili” riguardo la nostra capacità di ripagare il debito) di “Fare le riforme”.

 Quali riforme?

    • Ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici per la felicità del capitale privato;
  • Riformare il sistema di contrattazione salariale collettiva, ritagliare i salari alle condizioni d’impresa, riformare i contratti di assunzione e licenziamento… il Job Act, ovviamente per la gioia del capitale;
  • Intervenire sul sistema pensionisticola Legge Fornero nacque da lì;
  • Riduzione dei costi del pubblico impiego;
  • Una appropriata Riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio; Fiscal compact e pareggio di bilancio in Costituzione;

È stato ottenuto tutto

 

Ma come ha fatto la BCE e Mario Draghi (!) a imporre ad un governo scelte socialmente così dolorose? Prima di tutto bisogna dire che al governo è bastato l’alibi della “necessità” per venderlo agli italiani inconsapevoli.  Per difendere i diritti dei cittadini non è stato sollevato un dito. È stata una grande messa in scena. 

Come è successo? Usando lo spread come un’arma: o si accettavano i “consigli” della BCE o si correva il rischio che l’Italia fallisse: quale governo avrebbe scelto di subire questo suicidio politico?

(Sappiamo tutti che lo spread è il differenziale d’interesse fra i Titoli di Stato dei Paesi, come riferimento viene preso il Titolo più solido, il bund tedesco, lo spread è quindi la differenza fra gli interessi pagati sui nostri Titoli di Stato e gli interessi pagati sui bund tedeschi. Esistono mille cause per cui lo spread varia, ma uno spread alto fu sempre imputato come colpa dell’Italia che “non aveva fatto le riforme”)

Praticamente facendo aumentare o diminuire lo spread, nel momento giusto a ridosso di decisioni importanti, hanno ottenuto ciò che volevano. Ma vedremo che lo spread non lo decide il “mercato” come ci è stato fatto credere, ma l’intervento o meno della BCE.

Questo è l’andamento dello spread dal 2011 fino al 2013.

Facciamo un breve sunto degli accadimenti dal 2011, lo spread era a 150 punti base e Deutsche Bank vendette in massa i T.d.S. italiani con l’effetto che salisse lo spread a 373 punti a fine luglio. Sappiamo come funzionano i mercati finanziari: quando un titolo viene venduto in massa si crea un eccesso di offerta, il suo prezzo scende e contemporaneamente l’interesse sale. Una domandina sul “perché” i tedeschi decisero di vendere sarebbe d’obbligo. Ma lasciamo a voi. 

Il 5 agosto 2011 arrivò la letterina con cui la BCE dava i consigli urgentissimi per “rafforzare la reputazione” al governo Berlusconi. Berlusconi titubava, lo spread salì a novembre a 498 punti, il Sole24Ore urlava dalle sue colonne “FATE PRESTO”, tutti avevano la sensazione del grande pericolo! Berlusconi fu costretto alle dimissioni e Napolitano SUBITO piazza Monti a Capo del Governo. Lo spread magicamente cominciò a scendere. Ufficialmente si disse che   i “mercati” riacquistavano fiducia circa la solvibilità dell’Italia, ufficiosamente i “mercati” sapevano che Monti, uomo dell’alta finanza speculativa, avrebbe soddisfatto le loro richieste facendo le riforme. 

Lo chiamano Golpe finanziario, perché questo fu.

Monti inizia a imbastire le riforme, ma a inizio estate 2012 lo spread inizia nuovamente a salire fino a toccare quasi 500 punti base in luglio, una pressione enorme per il governo, il 23 luglio 2012 Napolitano firma altri due trattati europei il Fiscal Compact e il MES.

Quasi in contemporanea alla firma dei Trattati Mario Draghi annunciava: whatevery it takes – faremo di tutto – (per salvare gli Stati). La BCE annuncia che avrebbe fatto ciò che tutte le BC del mondo fanno: agire come prestatore di ultima istanza!

 Ma Draghi non stava “salvando i Paesi” in realtà stava salvando l’euro, perché l’euro si sarebbe dissolto in quanto gli Stati a quel punto avrebbero preferito tornare alle monete nazionali.

Dopo il solo annuncio di Draghi e senza comprare un Titolo lo Spread calò prima repentinamente per seguire la strada della discesa. Visto chi controlla lo spread?  Perché il “nostro” Draghi non lo fece prima? Perché portare i Paesi allo stremo? 

Tutto questo testimonia come la BCE, e non solo, controlli e induca gli Stati nazionali a fare le politiche imposte da loro, nell’interesse di pochi e contro l’interesse pubblico. Lo spread è uno strumento di conquista dell’Unione europea, tramite una BCE “indipendente” dagli Stati ma da cui gli Stati dipendono!

 

Lo spettro del default sul debito, cosa impossibile che accada quando è emesso nella moneta che lo Stato emette, “Il FATE PRESTO” ci costò la precarizzazione del lavoro, pensioni più basse ad età più alte, il pareggio di bilancio in costituzione, la firma al Trattato MES, tagli selvaggi alla spesa pubblica, più tasse e privatizzazioni.

Tornando al nostro tema possiamo affermare che il modello socio economico prescritto dall’Ue è il LIBERISMO istituzionalizzato o ordoliberismo.

Uno Stato minimo, completamente diverso dal nostro Art. 41 dove l’iniziativa economica privata e libera ma dentro regole dettate dallo Stato ed indirizzata all’interesse pubblico. Nell’ideologia liberista il ruolo dello Stato è quello di guardiano di regole che tutelino il capitale.

L’ispiratore è Frederich Von Hayek

Chi ha i soldi decide tutto, il capitalismo decide tutto in veste di libero mercato, nessuna regola può essere imposta dallo Stato per regolare il mercato. E il libero mercato affinché prosperi ha bisogno di recessione salariale.

 

Anna Paola Usai

(Fonte1 Fonte2)

 

 

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