COSTITUZIONE E UNIONE EUROPEA. PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’

L’Unione europea nacque nel 1992 con il Trattato di Maastricht con lo scopo di creare l’unione monetaria europea e una zona di libero mercato fra gli stati europei.

Queste erano le premesse per porre le basi della successiva unione politica.

A questo trattato seguirono poi quelli di Amsterdam, Nizza e Lisbona e infine la costituzione europea, che avrebbe dovuto fungere da testo unico e sostituire i precedenti trattati. Però il vero scopo della costituzione europea era quello di esautorare l’efficacia delle costituzioni nazionali e gli effetti della legislazione ordinaria degli stati membri.

Tale costituzione fu però bocciata dai referendum, svoltosi in alcuni paesi europei e gli ideatori della Ue riuscirono a farla passare attraverso la ratifica del Trattato di Lisbona.

L’Italia fa parte dell’Unione europea come stato membro, inoltre ha anche adottato la moneta unica, cioè l’euro, per cui bisogna considerare in che modo le norme del diritto comunitario vengano introdotte nel nostro ordinamento e se possano entrare in conflitto con i principi sanciti dalla nostra Costituzione.

Il quesito da porsi, è: se l’Unione europea sia incostituzionale.

La Costituzione è l’atto su cui fonda la nostra Repubblica e in base al criterio gerarchico è la fonte di diritto più alta nel nostro ordinamento, per cui dovrebbe avere la supremazia anche nei confronti delle norme comunitarie, se in contrasto con essa.

Però in concreto é avvenuto che le norme costituzionali siano state superate dai vari trattati, derivandone che anche la produzione legislativa ordinaria sia diventata gerarchicamente inferiore alla legislazione europea.

Quindi in caso di contrasto fra una norma europea e una nazionale, il giudice deve disapplicare quella nazionale e applicare la norma europea. In questo modo e attraverso le cessioni di sovranità in vari ambiti, tra cui quello economico e monetario, si è disapplicata la Costituzione

Un primo punto di contrasto fra la Costituzione e l’Unione europea si può riscontare riguardo la potestà legislativa, infatti all’interno dell’Unione europea viene esercitata dal Consiglio europeo, che però non viene eletto da cittadini europei, come invece avviene per i parlamenti nazionali e ci sarebbe il contrasto con l’art. 1 della Costituzione, in cui si afferma che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti nella Costituzione. Un Consiglio europeo che non viene eletto dai cittadini, presenta un deficit di democrazia e potrebbe dedursi che la sovranità popolare e la tutela dei diritti fondamentali non siano parte dell’agenda politica dell’Unione europea.

Un altro articolo in cui si potrebbe configurare un contrasto, è l’art. 11 della Costituzione in cui si afferma che l’Italia in condizioni di parità con gli altri stati consente limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento, che promuove la pace e la giustizia fra le nazioni e nei riguardi del quale la Corte costituzionale ha mutato il suo orientamento.

Inizialmente affermava che le norme comunitarie avessero lo stesso rango delle leggi ordinarie e in caso di contrasto le norme nazionali successive avrebbero dovuto abrogare quelle anteriori europee. Ma nel 1984 la Corte si è allineata alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea, affermando che il giudice nazionale deve disapplicare la normativa nazionale posteriore a quella comunitaria, se in conflitto con essa, eludendo in tal modo anche il preventivo controllo di legittimità costituzionale.

In questo modo il diritto comunitario ha preso il sopravvento sul nostro ordinamento, anche nel caso in cui ci siano norme che contrastino, soprattutto nella ratifica dei trattati, con le norme della nostra Costituzione. Nel nostro ordinamento esiste un limite all’applicazione e efficacia diretta delle norme comunitarie, che è rappresentato dai principi fondamentali della Costituzione e diritti inalienabili della persona. Ma la Corte costituzionale con l’evoluzione dell’interpretazione dell’art.11 della Costituzione ha fatto prevalere il diritto comunitario sulle norme costituzionali, nonostante che la Costituzione sia la madre di tutte le fonti del diritto del nostro ordinamento. Le limitazioni di sovranità di cui parla l’art.11 della Costituzione sono circoscritte e ben poco hanno a che vedere con le vere e proprie cessioni di sovranità, come quella monetaria, dovuta all’entrata nell’euro.

Tramite l’art.11 della Costituzione si è praticamente disapplicata la Costituzione in favore delle norme dei trattati.

Quindi sia i nostri politici che i giuristi hanno giocato sull’interpretazione della parola limitazione, infatti limitare, significa contenere il potere d’imperio di uno stato sovrano, mentre la cessione implica la consegna di tale potere a un soggetto terzo, in questo caso l’Unione europea per cui, essendo l’impianto dell’unione basato su cessioni di sovranità, si verifica una violazione dell’art.11 della Costituzione. Quindi queste cessioni sarebbero illegittime, per cui si può affermare che l’Unione europea sia incostituzionale.

Invece a favore dell’Unione europea si sostiene la tesi secondo cui l’art.10 della Costituzione consentirebbe ai trattati di essere sovraordinati alla Costituzione, ma si può ribattere che essi invece siano soggetti ai diritti inalienabili dell’uomo e ai principi fondamentali della nostra carta, per cui i trattati dovrebbero essere compatibili con essa.

Purtroppo attraverso i trattati gli stati hanno perso la potestà legislativa e di imperio in due ambiti molto importanti e cioè quello economico e monetario.

Infatti è la stessa struttura dell’Unione europea a stabilire che l’adesione ad essa implichi cessioni di sovranità, che nel nostro ordinamento sono previste come reato ex artt. 241 e ss. c.p. Quindi abbiamo un altro elemento che rafforza la tesi che i trattati siano incompatibili con la Costituzione.

Attraverso l’adesione all’Unione europea e all’euro, dopo la caduta del muro di Berlino, si è proceduto a un indebolimento dello stato nazionale e sovrano e della sua indipendenza, togliendo agli stati la loro personalità giuridica.

I trattati sarebbero in contrasto soprattutto con i principi che riguardano il modello economico indicato nella nostra carta e quindi con gli artt. 41 e seguenti della Costituzione. I principi economici della nostra carta si basano sul modello keynesiano, cioè lo stato deve poter intervenire nell’economia per poter sostenere le imprese e il lavoro, garantire ai suoi cittadini il diritto al lavoro e a una remunerazione adeguata, mentre i trattati europei si basano sull’economia di libero mercato, quindi su una forte competizione fra gli stati. In questo caso si avrebbe contrasto con gli artt. 4 e 36 della Costituzione.

Inoltre con le clausole previste nel trattato di Maastricht per aderire alla moneta unica, sono state attuate politiche di austerità e facendo diventare il debito pubblico un problema per la tenuta di uno stato, quindi paventando possibili default degli stati meno virtuosi, si sono approvate misure per la riduzione della spesa pubblica e si è addirittura modificato l’art. 81 della Costituzione, introducendo il pareggio di bilancio.

In questo modo si è cercato di restringere l’intervento dello stato in importanti ambiti come quelli attinenti allo stato sociale, ponendosi nuovamente in conflitto con i principi di equità e solidarietà sociale presenti nel nostro impianto costituzionale.

Il nostro paese è una democrazia basata sulla solidarietà economica, politica e sociale e non sulla forte competitività prevista invece nei trattati europei.

I primi 12 articoli della nostra Costituzione costituiscono l’ossatura della nostra Repubblica, infatti essi non possono essere soggetti a modifica, se non in senso migliorativo, perciò la nostra carta non può essere nemmeno scavalcata dal vincolo esterno stabilito nell’art.117 della Costituzione.

Nel 2014 la Corte costituzionale con la sentenza n. 238 affermava che i trattati europei non sono sovraordinati ai principi fondamentali e ai diritti inviolabili dell’uomo sanciti nella nostra carta. Infatti essi costituiscono un limite all’ingresso delle norme internazionali generalmente riconosciute, alle quali si conforma ex art.10 della Costituzione e operano come contro limiti all’ingresso delle norme comunitarie.

Alla luce di tutto ciò ci si chiede come sia stato possibile in tutti questi anni recepire norme di trattati fortemente in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento, che hanno avuto conseguenze sociali pesanti, soprattutto dopo la crisi economica del 2008.

Queste osservazioni evidenziano che le norme dei trattai europei sono in contrasto con la maggior parte delle nostre norme costituzionali e che l’Unione europea così come è stata concepita, sia giuridicamente illegittima e quindi incostituzionale e che il pilastro della nostra Repubblica rimane sempre e soltanto la Costituzione.

Anche gli avvenimenti di questi ultimi mesi, in cui lo spettro di una grave crisi economica dovuta all’adozione delle misure di isolamento per contrastare la diffusione del virus covid 19, hanno fatto emergere con ancora più evidenza, che l’Unione europea così come è stata costruita, non è capace di dare risposte adeguate alla presente situazione.

Nonostante i continui proclami di questi anni su una maggiore integrazione fra i popoli europei, sulla necessità di avere più Europa, senza mai però fare una seria critica sulle storture del sistema della moneta unica e delle politiche comunitarie, in questi frangenti abbiamo assistito d’un colpo alla chiusura delle frontiere e quindi alla disapplicazione del trattato di Schengen a decisione unilaterale dei singoli stati, al blocco delle forniture mediche nei confronti dei paesi che ne avevano bisogno, alla solita spaccatura fra i paesi del Nord e del Sud Europa sul modo di affrontare la crisi, alla trattativa senza grandi risultati, con un rimando continuo alle varie istituzioni europee, sul tipo di misure e di aiuti da concedere ai paesi membri e con le popolazioni ad affrontare le conseguenze economico e sociali, in attesa di soluzioni che tardano ad arrivare.

Quindi più che di Unione dovremo parlare di disunione europea e soprattutto appare chiaro come non siano certo i principi di collaborazione e solidarietà fra i popoli ad aver primeggiato.

Inoltre vengono fuori pure i limiti della banca centrale europea, che non può agire come una vera e propria banca centrale. Infatti la moneta unica anche durante le crisi degli anni passati ha messo in evidenza le sue criticità, del resto si tratta di una unione monetaria che non fa capo ad un vero e proprio stato europeo, costruita come sistema a debito, adottata da paesi con economie molto diverse fra loro, che ha creato profonde diseguaglianze fra i vari stati aderenti.

Le vicende degli ultimi anni dovrebbero aver messo in evidenza, che l’Unione europea e la moneta unica non sono state create per attuare politiche a favore dei popoli europei, bensì sono stati gli strumenti delle elitè economico e finanziarie, usati per accrescere il loro potere e il loro patrimonio.

Infatti con l’imposizione di un modello economico liberista, come quello previsto nel trattato di Maastricht, si è cercato di scardinare il modello di welfare state tipico soprattutto delle costituzioni dei paesi europei.

Ci si deve chiedere quanto sia democratica una organizzazione sovranazionale, come l’Unione europea, in cui principalmente comanda l’asse franco- tedesco, in cui se provi a discostarti dalle politiche di austerità, subito si scatena, soprattutto quando si tratta dei c.d. Piigs, lo spread sui mercati, cosicché lo stato indisciplinato torna subito a eseguire gli ordini di Bruxelles. Ricordiamoci del trattamento che è stato destinato alla Grecia durante la crisi del 2008, in cui la c.d. solidarietà fra i popoli tanto sbandierata dai politici, in realtà si è trasformata in politiche di austerità così feroci, da aver messo in ginocchio un intero popolo, andando contro la loro volontà di uscire dal sistema dell’euro, oppure di come si è cercato in tutti i modi di impedire la Brexit.

Le classi politiche degli ultimi trent’anni, soprattutto quella italiana, accecate dall’europeismo, hanno eretto l’Unione europea e l’euro a dogmi intoccabili ed indiscutibili, ormai investiti del principio di infallibilità.

Aver voluto costruire prima un’unione economico e monetaria, anziché quella politica sta dimostrando tutti i suoi limiti, sempre che sia possibile costruire una sorta di stato europeo, come vagheggiano gli europeisti più convinti, visto che di fronte alla grave crisi economica che si prospetta nei prossimi mesi, i vari stati aderenti all’Unione europea ancora non hanno preso decisioni comuni e ognuno sta agendo per conto proprio.

Gli strumenti proposti per affrontare la crisi sono per lo più a carattere debitorio, con la conseguenza di ulteriori manovre economiche basate su misure di austerità, per rientrare dai deficit di bilancio, una volta superata la crisi. Anche su questo punto ci si dovrebbe chiedere quanto possa reggere un sistema economico basato su simili fondamenta e quindi quanto possa ancora aver senso rimanere nell’Unione europea.

Tra la crisi economica e la grana della sentenza della Corte costituzionale tedesca del 5 Maggio, che potrebbe aprire uno scontro fra le istituzioni europee e quelle tedesche, i prossimi mesi si presenteranno cruciali per la sopravvivenza o meno dell’unione europea.

Fonti: M. Mori, “La convivenza impossibile fra Trattati Ue e la Costituzione: il cammino (violento) verso un nuovo ordine globale”;

  1. Palma, “L’incompatibilità fra la Costituzione e i Trattati dell’Unione europea”.

Paola Esposito.

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