Chiarimenti tecnici sugli “aiuti” in regime di Eurozona.

Facciamo chiarezza per chi vuole capire senza dare tutto per scontato.

Nei giorni scorsi in sede di Eurogruppo1, sono stati definiti gli strumenti che saranno utilizzati dagli Stati aderenti all’Eurozona, e in particolare dall’Italia, per far fronte all’emergenza sanitaria COVID19.

Tali strumenti sono stati identificati nelle tre seguenti “linee di credito” 2:

La prima linea di credito:

Intervento della BEI3. Questo strumento dovrà essere utilizzato per la creazione

di un fondo di garanzia per i prestiti che, a date condizioni, dovranno essere concessi alle aziende che hanno subito danni economici dal fermo produttivo e dal calo della domanda conseguenti alla crisi sanitaria. Il Fondo è partecipato per la gran parte da istituti di credito delle nazioni aderenti e quindi è da assimilarsi a un qualsiasi istituto di credito. Fornisce prestiti che devono essere restituiti a un dato tasso di interesse. In questo caso nessuna nuova risorsa viene messa in campo dalla UE ma ulteriore indebitamento privato del sistema produttivo.

La seconda linea di credito:

Intervento del SURE. IL SURE è un fondo creato sulla base dei fondi strutturali della UE con un tetto di 100 miliardi già previsti che potranno essere utilizzati senza condizionalità per consentire alle imprese di poter mettere in cassa integrazione i propri dipendenti nel periodo di fermo produttivo. Si tratta quindi di un provvedimento a tempo e che non immette nuove risorse nel sistema ma solo fondi già versati dagli stati della UE (tutti e 27); una risorsa assolutamente ridicola e insufficiente che non sortirà nessun effetto macroeconomicamente rilevante.

La terza linea di credito:

Intervento del MES4. Questa linea di credito prevede prestiti fino a un tetto del 2% del PIL, che per l’Italia equivale a una cifra intorno ai 35 miliardi scarsi. Il prestito è soggetto alle pesanti condizionalità già previste ad eccezione dei fondi utilizzati espressamente per spese sanitarie. E’ inutile rimarcare quanto sia ridicolo l’importo complessivo e i rischi di sospensione della democrazia e di depredazione degli asset pubblici a cui si andrebbe incontro se si dovesse utilizzare tali fondi. Anche in questo caso la linea di credito non prevede risorse aggiuntive per il sistema macroeconomico che di converso ne verrebbe ulteriormente danneggiato.

È da chiarirsi l’impatto che potrà determinare l’unico strumento rimasto in campo e cioè il QE illimitato della BCE che però tra poche settimane sarà probabilmente dichiarato fuori legge dalla Corte Costituzionale Tedesca. Ricordiamo che il QE non ha la funzione di immettere risorse monetarie nel sistema economico reale ma solo di controllare il livello dei tassi passivi delle eventuali nuove emissioni di titoli dei paesi dell’Eurozona nel, a mio avviso inefficace, tentativo di evitare crisi speculative.

All’Eurogruppo si è accennato anche a una possibile e futuribile, cioè quando tutti saranno morti e le imprese fallite, utilizzo di un fantomatico strumento definito Recovery Fund basato su Eurobond che tuttavia la corte costituzionale tedesca ha già da tempo definito illegali e quindi cancellati prima della loro nascita.

Resta da capire, dal momento che nessuna fonte lo cita, il problema di quale MES si stia parlando dal momento che era già da tempo in discussione l’ipotesi di riforma delle condizionalità del fondo stesso, e dunque se la firma che questo ributtante governo sta per apporre e su cui si è accordato riguardi il vecchio o il Nuovo MES o se la nuova impostazione del MES verrà riproposta in corso d’opera.

Da ciò che avrete già capito, nessuna nuova risorsa monetaria è stata messa in campo dalla UE, così come era ovvio, nel rispetto delle prerogative dell’Eurosistema che impedisce il finanziamento monetario degli Stati aderenti impedendoli nel contempo di provvedere autonomamente. Di converso si cerca ancora una volta di delegittimare il sistema giuridico e democratico dello Stato Italiano e di procedere alla razzia dei suoi migliori asset nazionali per via finanziaria.

Per rifinanziare la spesa, almeno corrente dello Stato, e pagare stipendi e spese di funzionamento, si potrà ricorrere solo al classico sistema delle aste di titoli di debito. Già al secondo tentativo nel quale non si dovesse raggiungere il piazzamento dei titoli a tassi sostenibili, l’Italia potrebbe dichiarare il default.

Per finire occorre anche chiarire cosa tecnicamente si intenda per Eurobond cioè quello strumento di finanziamento, altra linea di credito, che è stato più volte chiamato in causa ma per il momento accantonato.

A testimonianza delle reiterate indicazioni di totale chiusura alla messa in campo di questo strumento da parte dei vari, ministri, governi e corte costituzionale Tedeschi, Olandese e Austriaca, si continua a sostenere l’ipotesi di una mutualizzazione del debito pubblico tra i paesi dell’Eurozona. Il fatto che l’Italia sia l’unico tra i 19 aderenti all’Eurozona a sostenere tale tesi è irrilevante.

Ma cosa sono e cosa comporta l’eventuale istituzione dei cosiddetti Eurobond?

Stante la necessità di un singolo stato membro di non poter accedere ai mercati finanziari per eccesso di sfiducia, la UE (o meglio l’eurozona), al fine di attuare tale strumento finanziario, dovrebbe istituire un organo finanziario autonomo (l’ennesimo) il quale dotato di specifico mandato dei 19 aderenti all’Euro, abbia l’autorità di emettere titoli di debito a un dato tasso di interesse garantiti solidalmente da tutti i sistemi fiscali coinvolti. Il peso dei tassi passivi dovrebbe essere coperto dal paese beneficiario dei fondi raccolti ma, in caso di insolvenza, essere ripartito pro quota da tutti i restanti paesi.

Naturalmente, tutto questo non implica che i fantomatici Eurobond comportino il “mettere insieme i debiti pubblici dei vari paesi” perché gli stock di debito pregresso resterebbero di fatto a carico dei bilanci dei singoli paesi.

Cosa comporterebbe in termini organizzativi questa struttura? È presto detto. Potrebbe essere governata se e solo se fosse istituito un unico sistema fiscale che dovrebbe essere controllato dalla stessa struttura emittente i titoli. Questo perché in caso di insolvenza di un singolo paese, i restanti “soci” dovrebbero poter agire liberamente all’interno del paese insolvente operando la riscossione forzata delle poste fiscali opportunamente definite e necessarie alla copertura del debito. Tutto questo ovviamente è da ritenersi come controllo preventivo e non successivo altrimenti cadrebbe miseramente la missione stessa dell’organizzazione e cioè quella di fornire fiducia ai mercati nella pretesa di mantenere molto bassi i tassi di interesse passivo e certo il piazzamento dei titoli di debito sui mercati finanziari.

Riguardo alla possibilità di mutualizzazione del debito la Corte Costituzionale Tedesca si è già pesantemente espressa in modo del tutto contrario e così pure i parlamenti Olandese e Austriaco.

Ma ci sono altri risvolti che remano contro questo velleitario progetto. Il primo è il seguente. Un sistema che possa forzare verso il basso il tasso di interesse, di modificare la massa monetaria circolante entrerebbe in diretta concorrenza con le prerogative della BCE deputate a controllare attraverso questi parametri la stabilità monetaria la quale, se nessuno se ne fosse accorto, dipende proprio dall’ impossibilità dei singoli stati di operare liberamente, con lo strumento della spesa pubblica, delle politiche di tipo espansivo, occupazionale e salariale. Cadrebbe pertanto il senso dell’esistenza dell’Euro e del fiscal compact (six pack) e del cosiddetto patto di stabilità. Come in un castello di carte cadrebbe anche il senso della competitività repressiva cioè operata attraverso politiche di dumping fiscale che attualmente consentono ai paesi leader come la Germania di assorbire enormi quote di risparmio a tassi negativi per finanziare a costi negativi la propria spesa pubblica.

Ma Allora di cosa sta parlando all’Eurogruppo se nei fatti gli Eurobond sono inattuabili?

Si sta parlando di una cosa diversa e cioè di un fondo di mutualizzazione, concorrente del MES (di fatto la sua definitiva riforma), che possa emettere titoli sulla base di garanzie reali vincolate al fondo stesso. Garanzie che andrebbero alienate forzosamente a fronte di insolvenza del debitore. Nel caso Italiano, su tutti i beni pubblici, a fronte della creazione di tale debito, sarebbe accesa una vera e propria ipoteca, la famosa “ipoteca su Montecitorio” e la totale spoliazione del paese, dalle imprese strategiche agli asset vitali, acque, porti, aeroporti, autostrade, telecomunicazioni, Energia, Sanità, Pensioni, Cultura. Tutto, fino alle stesse istituzioni statuali.

Come se ne esce?

La soluzione è la più banale possibile. Uscire dall’Unione Europea e dall’Euro, ripristinare l’emissione di una moneta sovrana come da Costituzione del ’48, all’interno della quale sono previsti tutti gli strumenti necessari alla risoluzione della crisi.

Ricordiamo, per dovere di cronaca, quali siano gli strumenti atti alla sostenibilità del debito.

  • Gestione dello stock di debito (qualunque sia il suo ammontare) a tassi reali pari a zero o negativi
  • Default e ristrutturazione del debito con tagli ai creditori del nominale, dei tassi e allungamento dei tempi di rimborso
  • Generare politiche di espansione economica i cui tassi di crescita reale siano eccedenti rispetto ai tassi di crescita dello stock di debito, tali che l’impatto sia nel contempo positivo sia sulle partite correnti che sulla NIIP5.

Tutto ciò è possibile ricorrendo al ripristino previsto in Costituzione della “autonoma capacità di emissione monetaria dello Stato” attraverso la rinazionalizzazione della Banca Centrale di emissione e il ripristino del controllo del sistema del credito e della circolazione dei capitali.

Da ultimo bisogna dare risposte a chi chiede un intervento della BCE nella soluzione della crisi.

Occorre precisare che la Banca Centrale Europea in realtà non è tecnicamente una Banca Centrale nella classica accezione del termine in quanto essa non può essere collegata direttamente a una economia di riferimento ma solo a un accordo fisso sui tassi di cambio di 19 valute “congelate”. Questo aspetto è testimoniato dall’esistenza in ambito Eurozona di 19 diversi tassi di interesse, di 19 tassi di inflazione, di 19 economie di riferimento, di 19 sistemi fiscali, tutti in totale e spietata concorrenza tra loro, e di quel meccanismo, sostitutivo per le transazioni IntraEurozona della Banca dei regolamenti Internazionali, chiamato Target2. La BCE inoltre non ha la funzione di espandere direttamente il proprio bilancio al fine di aumentare la massa monetaria circolante ma solo quella di mantenere stabile il valore della moneta Euro attraverso il controllo del tasso medio di inflazione dei paesi aderenti. La BCE può certamente creare denaro dal nulla, o allo scoperto come tecnicamente si definisce la creazione della moneta ad alto potenziale, ma solo attraverso il riacquisto di titoli di diversa natura dal mercato secondario, operazione che viene definita genericamente come Quantitative Easing. Tecnicamente questa operazione non immette nessuna nuova risorsa monetaria nel sistema degli scambi ma la trasforma da un grado di liquidità secondario (titoli) a un grado di liquidità primario (moneta). Ricordiamo pertanto che in una situazione nella quale sia necessario aumentare la massa monetaria circolante attraverso la creazione di nuova moneta, come potrebbe e dovrebbe fare una vera Banca Centrale, la BCE ha una funzione non utile allo scopo; appare pertanto del tutto inutile concentrarsi su questa impossibile soluzione.

Ora non resta che aspettare le decisioni ufficiali del nostro parlamento sul quale attualmente grava tuttavia un orientamento europeista prevalente che non favorisce soluzioni praticabili.

1L’Eurogruppo è un centro di coordinamento europeo che riunisce i Ministri delle finanze dei 19 Stati membri che adottano l’euro, ossia la cosiddetta eurozona. Si tratta di una riunione informale che si svolge alla vigilia di un Consiglio dei ministri dell’Economia e delle finanze (Ecofin) e che permette di discutere di questioni economicofinanziarie legate all’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM). La prassi vuole che ciò che decide l’Eurogruppo sia vincolante per le decisioni all’interno dell’Ecofin ufficiale.

2La linea di credito è una somma di denaro a disposizione di un privato o di una azienda, concessa da un operatore economico, in genere una banca o una finanziaria. Questo finanziamento è utilizzabile secondo le modalità e i tempi previsti dal contratto tra le parto, che definiscono anche i tempi e le modalità di rimborso.

3BEI. La Banca europea per gli investimenti o BEI (Banque européenne d’investissement in lingua francese, European Investment Bank – EIB – nella notazione in inglese) è l’istituzione finanziaria dell’Unione europea creata nel 1957, e ufficialmente fondata nell’anno seguente, con il Trattato di Roma, per il finanziamento degli investimenti atti a sostenere gli obiettivi politici dell’Unione.

4MES. Il MES, Meccanismo europeo di stabilità , detto anche in modo ridicolo, “Fondo salva-Stati”, è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3), istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011. Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello del FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione. Il suo consiglio gode di immunità giudiziaria e di totale segretezza degli atti secondo il modello classico della UE di cancellazione delle prerogative di controllo democratico delle popolazioni assoggettate alle sue decisioni. L’accesso ai fondi è soggetto a delle condizioni di ristrutturazione del debito degli Stati beneficiari che rinunciano alle proprie prerogative democratiche consentendo a un consiglio di tecnici formato dall’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi, costituito da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, di sostituirsi al governo e al parlamento nazionali costituzionalmente espressi. L’Italia è uno degli Stati membri con una partecipazione finanziaria già versata di circa 14 miliardi dei 125 di tetto imponibile.

NIIP5. Net International Investment Position (NIIP) oppure semplicemente International Investment Position (IIP). La posizione estera netta è un indicatore chiave che pur non rientrando nella bilancia dei pagamenti è a questa strettamente correlata e può essere definita come lo stock di attività estere meno lo stock di passività estere detenuto da un paese; oppure come la quantità di attività “oltreconfine” o estere detenute da un paese meno le sue attività domestiche detenute dagli altri paesi esteri e/o resto del mondo. Ancora: comprende le attività detenute dal governo, dal settore privato e dai cittadini e da una misura del bilancio di un paese con il resto del mondo in un determinato moment.  Una NIIP negativa testimonia che le passività estere di un paese (o le sue attività detenute dall’estero se si preferisce) sono maggiori delle attività estere che il paese stesso detiene, mentre una NIIP positiva indica che le attività estere detenute sono maggiori delle passività estere (o, ancora, delle attività del paese detenute dall’estero).

Nicola Dicesare.

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